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Briciole di pane del Web

Sulle tracce del Web 3.0

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Piccole grandi soddisfazioni!

http://www.cattolicanews.it/2249.html

Social Money: il resoconto

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Ieri, 20 ottobre 2009, ho partecipato all’evento Social Money, già descritto in precedenza qui all’interno del mio blog. Alle ore 14 la sala inizia a riempirsi e intorno alle 14.30 i posti erano quasi tutti occupati. Mi guardo intorno e, con molta soddisfazione, vedo moltissimi giovani: finalmente! Il futuro di Internet e del Web sono in mano a menti giovani, dinamiche, con voglia di sperimentare.

Michele Ficara, presidente di Assodigitale, ha dato il benvenuto agli ospiti presenti in sala e online (che seguivano la diretta dell’incontro in streaming), e ha dato il via alle presentazioni. Tra i relatori nomi provenienti da ambiti professionali molto diversi tra loro: giornalisti (Luca Conti), avvocati (Massimo Melica), professori universitari (Roberto Marmo), web marketers e proprietari di siti web che sono diventati in poco tempo dei punti di riferimento nel panorama del Web italiano (BigThink di Daniele Ghidoli).

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Web 3.0: dalla linguistica alla semantica

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Un paio di giorni fa ho sentito al TG che alcune parole della lingua italiana stanno cadendo in disuso, e tra queste parole anche “semantica”. Come? Semantica in disuso? Il termine semantica viene oggi abusato nel mondo del Web con il tanto dibattuto Web Semantico, il Web del futuro che ci è stato predetto ieri.

Facciamo un po’ di chiarezza. La semantica è un ramo della linguistica che studia il significato delle parole, degli insiemi di parole, delle frasi e dei testi. A monte ci sta la linguistica, una disciplica che studia la lingua e il linguaggio. La linguistica generale viene suddivisa in:

  • fonologia (si occupa dei suoni – fonemi – della lingua);
  • morfologia (si occupa della struttura grammaticale delle parole, classificandole in nome, pronome, verbo, aggettivo,ecc.);
  • sintassi (si occupa delle regole che stabiliscono la posizione delle parole all’interno della frase);
  • semantica (si occupa del significato);
  • pragmatica (la lingua come azione, cioè come il contesto agisce sull’interpretazione);
  • lessicologia (si occupa del lessico, es. stesura di vocabolari).

Quando vogliamo comunicare con qualcuno usiamo la sintassi (per costruire un frase) e la semantica (per dare senso). Allo stesso modo i computer comunicano tra di loro: usano una sintassi particolare (linguaggio html) per mostrarci i dati. Fino a ora non siamo stati in grado di insegnare ai computer a comprendere il significato dei dati che si scambiano. Grazie ai motori di ricerca, quasi tutti i documenti nel Web sono reperibili e visualizzabili tramite i browser, ma il loro significato è ancora ignoto al computer. Il Web Semantico sarà il “Web of things” e, con il “Web delle cose” intendiamo persone, idee, concetti, luoghi, musica, film e come essi si relazionano l’un con l’altro.

Web 3.0: cosa ne sarà del dopo Web 2.0

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Un interessatissimo intervento di Kevin Kelly, “Web & Where 2.0+“, presentato da Northern California Grantmakers & The William and Flora Hewlett Foundation, in data 14 febbraio 2008. È un’interessante panoramica di cosa sarà il Web del futuro in relazione con l’assai discusso Web 2.0.

Il video è molto interessante. Il fatto che sia in lingua inglese o molto lungo (42′) potrebbe scoraggiarvi? Vi propongo una libera traduzione in italiano delle parti più significative.

“Grazie. È un onore essere qui. Inizio ora il mio intervento che vertirà sul prossimo Web (‘the next Web’). Voglio iniziare ricordando a tutti che il Web attuale ha meno di 5.000 giorni di vita [in data febbraio 2008, NdT]. Ogni cosa che noi oggi diamo per scontata, per esempio le immagini satellitari della terra [es. Google Eart, NdT], il vostro albero genealogico, i brevetti, il numero di telefono di qualsiasi persona [PagineBianche, NdT], qualsiasi cosa che sia i vendita [eBay, NdT], il meteo sempre e ovunque, tutti i vostri amici, le quotazioni in borsa in tempo reale, tutti i quotidiani, i risultati sportivi in tempo reale, annunci di vendita, cartine geografiche, tutti i film, tutte le leggi, … tutte queste cose sono successe (nel Web, NdT) in meno di 5.000 giorni.
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I social network non creano contenuto, ma cenere!

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Faccio riferimento a un’interessantissima discussione aperta da Fabio su webmarketingforum.
Fabio scrive: “Il forum prima di facebook permetteva limitate operazione di social network le quali però tenendo in quel sito l’utente lo stimolava a creare contenuto di qualità come per esempio recensioni, commenti, proposte di idee.”

Il forum aggrega utenti con interessi comuni, li spinge a socializzare e creare contenuti, più o meno di qualità. I social network,  come li intendiamo noi oggi, aggregano (connettono) gli utenti, i quali socializzano e poi stop! Prendiamo ad esempio Facebook: è stato pensato e realizzato per mettere in contatto le persone; se si fosse fermato a questo punto, sarebbe durato ben poco, e invece si scopre che la gente ci passa ore e ore.
A fare cosa?

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La conoscenza ai tempi del Web n.0 – parte I

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Leggo su Nòva n.191 di Giovedì 1 Ottobre: “Le soluzioni per migliorare la ricerca online sono il Graal dell’epoca della conoscenza”, e ancora “le parole chiave non bastano più per capire i contenuti e cogliere relazioni”. Un bel numero che tratta di Web, di semantica, e di interazione uomo-macchina che diventa sempre più uomo e sempre meno macchina!

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La teoria dei sei gradi di separazione ai tempi di Facebook

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ShakingHandsLa “Six degrees of separation” è una teoria oggi molto conosciuta, proposta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy nel suo racconto “Catene”, contenuto nella raccolta “Tutto è diverso”. Secondo la teoria dei sei gradi di separazione, prese due persone a caso nel mondo, queste si conoscerebbero attraverso non più di 5 passaggi intermedia di conoscenze.
Come possono conoscersi A e G? A è amico di B, che lavora con C, che è fratello di D, che è sposata con E, che ha fatto il militare con F, che è amico di G. Semplice no?
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Social Money – Social Network e modelli di business

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Facebook, Linkedin, Flickr, Anobii, Twitter, QQ (il più popolare in Cina), MySpace (ormai considerato out), ecc. e senza contare gli aggregatori (es. Friendfeed)! Ma quanti ce ne sono? Tanti, forse troppi! Qual è il problema? Nessuno, tanto per noi – gli utenti – sono gratuiti. Il problema riguarda però chi li implementa: i social network prevedono un importante investimento tecnologico. La spesa c’è, ed è consistente. E il guadagno? Senza ombra di dubbio, oggigiorno, per creare una grande community, si devono offrire servizi gratuiti (si parla infatti si modello freemium), e successivamente si può pensare di introdurre un modello premium (chi vuole servizi aggiuntivi paga) o puntare sui banner pubblicitari.

La rilevanza economica dei social network sarà il tema chiave dell’evento Social Money , in programma a Milano, Palazzo Turati, il 20 ottobre 2009. La conferenza è gratutita, previa registrazione sul sito.
In agenda interventi interessanti:
“I social network da fenomeno sociale a fenomeno economico” Luca Conti, Giornalista, Sole 24 Ore, Autore di “Fare business con Facebook”;
“Privacy e Reputation Capital del social network” Massimo Melica, Avvocato, Studio Melica – Scandelin&Partners;
“Promuovere il proprio sito con i Profili Pubblici di Facebook” Daniele Ghidoli, Autore, BigThink;
“L’economia di Twitter: pubblicità micropagamenti e altro ancora” Simone Tornabene, Web Strategist & Blog Network Specialist, BlogDo.net e Webstrategist.it.

La conferenza si terrà a Palazzo Turati (Milano), dalle 14.30 alle 17.30. Tre ore per affrontare tematiche interessantissime. Spero che questa conferenza concentrata diventi un incubatore di tante nuove idee per l’innovazione del Web!

Internet 2009 – Prima conferenza internazionale sull’evoluzione di Internet

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Come sarà l’Internet di domani? A dare una risposta a questa domanda ci hanno provato professori e ricercatori di diverse università del mondo, ma anche professionisti di grandi aziende, riuniti a Cannes dal 23 al 29 agosto 2009 alla First International Conference on Evolving Internet.

Predire il futuro non è cosa da poco; presentare progetti plausibili al fine di creare l’evoluzione, è ancora più difficile. “Stiamo solo mettendo delle toppe (patch). Abbiamo bisogno di una rivoluzione!”

Internet del futuro sarà caratterizzato da nuovi utilizzi, avrà bisogno di nuovi modelli di business (basati sul p2p), sarà governato da social trends e andrà sempre più in direzione del “mobile”.
Le tre keywords sono: content, services e management (sarà necessaria una nuova regolamentazione a livello governativo). Si dovrà lavorare su concetti quali virtualizzazione, sicurezza, affidabilità, robustezza, mobilità (mobile technology) e accessi eterogenei.
Per quanto riguarda le reti, si passerà sicuramente da wired networks a wireless networks, poiché sarà sempre maggiore l’esigenza di una Rete ubiqua e pervasiva.

E tra tutti c’ero anche io a presentare “Managing Collective Knowledge in the Web 3.0″, articolo a firma di Marco Padula, Amanda Reggiori e Giovanna Capetti. Piccolo lavoro, grande soddisfazione, bellissima esperienza.

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