Sulle tracce del Web 3.0
Piccole grandi soddisfazioni!
Piccole grandi soddisfazioni!
Un paio di giorni fa ho sentito al TG che alcune parole della lingua italiana stanno cadendo in disuso, e tra queste parole anche “semantica”. Come? Semantica in disuso? Il termine semantica viene oggi abusato nel mondo del Web con il tanto dibattuto Web Semantico, il Web del futuro che ci è stato predetto ieri.
Facciamo un po’ di chiarezza. La semantica è un ramo della linguistica che studia il significato delle parole, degli insiemi di parole, delle frasi e dei testi. A monte ci sta la linguistica, una disciplica che studia la lingua e il linguaggio. La linguistica generale viene suddivisa in:
Quando vogliamo comunicare con qualcuno usiamo la sintassi (per costruire un frase) e la semantica (per dare senso). Allo stesso modo i computer comunicano tra di loro: usano una sintassi particolare (linguaggio html) per mostrarci i dati. Fino a ora non siamo stati in grado di insegnare ai computer a comprendere il significato dei dati che si scambiano. Grazie ai motori di ricerca, quasi tutti i documenti nel Web sono reperibili e visualizzabili tramite i browser, ma il loro significato è ancora ignoto al computer. Il Web Semantico sarà il “Web of things” e, con il “Web delle cose” intendiamo persone, idee, concetti, luoghi, musica, film e come essi si relazionano l’un con l’altro.
Un interessatissimo intervento di Kevin Kelly, “Web & Where 2.0+“, presentato da Northern California Grantmakers & The William and Flora Hewlett Foundation, in data 14 febbraio 2008. È un’interessante panoramica di cosa sarà il Web del futuro in relazione con l’assai discusso Web 2.0.
Il video è molto interessante. Il fatto che sia in lingua inglese o molto lungo (42′) potrebbe scoraggiarvi? Vi propongo una libera traduzione in italiano delle parti più significative.
“Grazie. È un onore essere qui. Inizio ora il mio intervento che vertirà sul prossimo Web (‘the next Web’). Voglio iniziare ricordando a tutti che il Web attuale ha meno di 5.000 giorni di vita [in data febbraio 2008, NdT]. Ogni cosa che noi oggi diamo per scontata, per esempio le immagini satellitari della terra [es. Google Eart, NdT], il vostro albero genealogico, i brevetti, il numero di telefono di qualsiasi persona [PagineBianche, NdT], qualsiasi cosa che sia i vendita [eBay, NdT], il meteo sempre e ovunque, tutti i vostri amici, le quotazioni in borsa in tempo reale, tutti i quotidiani, i risultati sportivi in tempo reale, annunci di vendita, cartine geografiche, tutti i film, tutte le leggi, … tutte queste cose sono successe (nel Web, NdT) in meno di 5.000 giorni.
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Leggo su Nòva n.191 di Giovedì 1 Ottobre: “Le soluzioni per migliorare la ricerca online sono il Graal dell’epoca della conoscenza”, e ancora “le parole chiave non bastano più per capire i contenuti e cogliere relazioni”. Un bel numero che tratta di Web, di semantica, e di interazione uomo-macchina che diventa sempre più uomo e sempre meno macchina!
Come sarà l’Internet di domani? A dare una risposta a questa domanda ci hanno provato professori e ricercatori di diverse università del mondo, ma anche professionisti di grandi aziende, riuniti a Cannes dal 23 al 29 agosto 2009 alla First International Conference on Evolving Internet.
Predire il futuro non è cosa da poco; presentare progetti plausibili al fine di creare l’evoluzione, è ancora più difficile. “Stiamo solo mettendo delle toppe (patch). Abbiamo bisogno di una rivoluzione!”
Internet del futuro sarà caratterizzato da nuovi utilizzi, avrà bisogno di nuovi modelli di business (basati sul p2p), sarà governato da social trends e andrà sempre più in direzione del “mobile”.
Le tre keywords sono: content, services e management (sarà necessaria una nuova regolamentazione a livello governativo). Si dovrà lavorare su concetti quali virtualizzazione, sicurezza, affidabilità, robustezza, mobilità (mobile technology) e accessi eterogenei.
Per quanto riguarda le reti, si passerà sicuramente da wired networks a wireless networks, poiché sarà sempre maggiore l’esigenza di una Rete ubiqua e pervasiva.
E tra tutti c’ero anche io a presentare “Managing Collective Knowledge in the Web 3.0″, articolo a firma di Marco Padula, Amanda Reggiori e Giovanna Capetti. Piccolo lavoro, grande soddisfazione, bellissima esperienza.