La conoscenza ai tempi del Web n.0 – parte I

Leggo su Nòva n.191 di Giovedì 1 Ottobre: “Le soluzioni per migliorare la ricerca online sono il Graal dell’epoca della conoscenza”, e ancora “le parole chiave non bastano più per capire i contenuti e cogliere relazioni”. Un bel numero che tratta di Web, di semantica, e di interazione uomo-macchina che diventa sempre più uomo e sempre meno macchina!
Gestire la conoscenza ai tempi di Internet, o meglio ai tempi del Web 2.0 in poi, significa gestire dati, informazioni (più o meno strutturate) e conoscenza (implicita, esplicita) di più di 2.000 anni di civiltà, storia, culture, scoperte, ma anche semplici dialoghi in chat, e-mail, ecc.
L’espressione knowledge management è sulla bocca di tutti, ma tutti noi sappiamo dare una definizione di conoscenza? Tra le definizioni più autorevoli ho scelto quella di Fred Dretske, filosofo epistemologo americano, secondo il quale la conoscenza è un Justified True Belief, quindi una “credenza vera giustificata”. In termini formali, dove S è il soggetto cognitivo e p una proposizione.
S sa che p è vera, se e solo se:
- p è vera;
- S sa che p è vera;
- la credenza che p sia vera è giustificata.
“I gatti sono mammiferi.” È conoscenza?
- la proposizione è vera, in quanto i gatti sono mammiferi;
- Giovanna sa che i gatti sono mammiferi;
- lo sa perché ha visto più volte il parto di una gatta; lo sa perché l’ha letto su Wikipedia.
Io so che…, ho imparato che…, ho letto che…, mi è stato riferito che…
Ciò che so / che ho imparato / che ho letto / che mi è stato riferito è verificabile ed è vero. Allora IO SO. Se non è verificabile, oppure se penso di ritenere vera una cosa che in realtà non lo è, allora NON si più parlare di conoscenza, ma di supposizione, dubbio, o semplice credenza, ecc.
Definita in questo modo, questa è conoscenza individuale, cioè conoscenza di una singola persona. Ai tempi del Web 2.0 la persona, o meglio l’utente, si fonde in community: è necessaria quindi una ridefinizione di conoscenza a livello collettivo (prossimamente un articolo a riguardo). E ai tempi del Web 3.0, in cui le macchine avranno “il dono” di comprendere e discernere i significati, la conoscenza sarà in mano alle macchine?
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