Web 3.0: cosa ne sarà del dopo Web 2.0
Un interessatissimo intervento di Kevin Kelly, “Web & Where 2.0+“, presentato da Northern California Grantmakers & The William and Flora Hewlett Foundation, in data 14 febbraio 2008. È un’interessante panoramica di cosa sarà il Web del futuro in relazione con l’assai discusso Web 2.0.
Il video è molto interessante. Il fatto che sia in lingua inglese o molto lungo (42′) potrebbe scoraggiarvi? Vi propongo una libera traduzione in italiano delle parti più significative.
“Grazie. È un onore essere qui. Inizio ora il mio intervento che vertirà sul prossimo Web (‘the next Web’). Voglio iniziare ricordando a tutti che il Web attuale ha meno di 5.000 giorni di vita [in data febbraio 2008, NdT]. Ogni cosa che noi oggi diamo per scontata, per esempio le immagini satellitari della terra [es. Google Eart, NdT], il vostro albero genealogico, i brevetti, il numero di telefono di qualsiasi persona [PagineBianche, NdT], qualsiasi cosa che sia i vendita [eBay, NdT], il meteo sempre e ovunque, tutti i vostri amici, le quotazioni in borsa in tempo reale, tutti i quotidiani, i risultati sportivi in tempo reale, annunci di vendita, cartine geografiche, tutti i film, tutte le leggi, … tutte queste cose sono successe (nel Web, NdT) in meno di 5.000 giorni.
[...]
Non esiste nessun modello economico che spieghi che tutto questo materiale possa essere generato e distribuito gratuitamente. È impossibile. Dunque una delle prime cose che il Web ci insegna è che dobbiamo iniziare a credere all’impossibile.
Se in meno di 5.000 giorni è stato fatto tutto questo, cosa accadrà nei prossimi 5.000 giorni? È già difficile immaginarlo. Ecco alcuni suggerimenti:
siamo tutti ‘competitors’ a livello globale: solo il primo vince, il secondo è fuori. Ma c’è un altro modo i cui possiamo definirci ‘global’: possediamo tutti un unico Internet, tutti i computer del mondo sono connessi tra loro e si comportano come se fosse un unico computer. Si tratta della macchina più affidabile mai costruita: non c’è mai stato un momento in cui si possa parlare di downtime. È una cosa curiosa: pensate, è fatto di moltissime parti non affidabili e imperfette, connesse per creare la cosa più stabile che possediamo.
[...]
Fornirò brevemente tre idee riguardo la natura di questa unica macchina. Nei prossimi 5.000 giorni daremo un corpo/una forma a questa macchina, ne riorganizzeremo la struttura dei dati e diventeremo ‘co-dipendenti’, dipendenti in modo collettivo/collaborativo.
- Embodiment: pensate a quanti apparecchi/gadget abbiamo in una stanza (es. cellulare, laptop, stampante, macchina fotografica digitale, NdT). Ora noi li vediamo separati, ma in realtà hanno tutti lo stesso sistema operativo, pensiamolo come una “nuvola”: essi dialogano tutti nella stessa nuvola con la stessa nuvola. E tutto quello che è contenuto in questi oggetti viene trasferito nel Web. Il Web possiede ogni singolo bit: tutte le cose (chiamiamoli oggetti digitali, NdT) diventeranno “Webized”. Avremo l’Internet delle cose: chips nelle scarpe, chips nelle macchine. All’inizio dell’economia digitale si riteneva che si dovesse dare forma a diversi mondi informativi, a diversi cyberspace, ma oggi sappiamo che questi mondi (il reale e il digitale) convergono: TV, film, video, giornali, libri, riviste utilizzano un’unica piattaforma.[...]
- Nuova struttura: la prima rivoluzione è stata collegare tutti i computer grazie alla Rete; successivamente si è passati a condividere i pacchetti (condividere le informazioni aumenta il valore del nostro mondo) e in futuro si condivideranno i dati (una cosa molto personale). Invece di collegare pagine Web tramite link, si collegheranno, da pagina a pagina, le idee, gli oggetti stessi, da cui deriva l’espressione l’Internet delle cose. Un esempio: io vivo a Pacifica e ad oggi il Web non sa cosa significhi la parola “Pacifica”. Nei giorni a venire conoscerà il significato di Pacifica, saprà che si tratta di una città della California, perché noi glielo abbiamo insegnato. Ci sono degli acronimi che vedrete spesso (XML, RSS, API, RDF, OWL), che verranno usati nel Web Semantico. L’idea di base del Web 2.0 risiede in tutti questi ’social sites’: dovete dirgli chi sono i vostri amici, chi siete voi, cosa fate, insomma immettete dati in questi enormi database. Possiamo pensare al Web come The World Wide Database, Semantic Web, Web 3.0: esprimere informazioni in forma primitiva, atomica, elementare, in modo tale che si possano assemblare. [...] Dopo aver connesso i computer, le pagine, le idee, arriveremo a connettere il mondo (non solo oggetti virtuali, ma anche oggetti concreti del mondo reale). Il Web sarà attorno a noi; noi vivremo nel Web perché ogni cosa che ci circonda sarà connessa al Web stesso.
- Co-dipendenza: se il vostro Iphone è così intelligente, guai a farne a meno! “Always on!” Una personalizzazione completa richiede una trasparenza totale, un controllo totale. Google ricorda le nostre ricerche! È molto più semplice che lui le ricordi al posto nostro. Larry Page (uno dei due fondatori di Google, NdT) ha detto che: “Ciò che vogliamo fare a Google è creare Intelligenza Artificiale”.
Noi umani siamo il Web, siamo nel Web. Ecco cosa sarà il Web nei prossimi 5.000 giorni. Non solo qualcosa di migliore, ma qualcosa di diverso: più intelligente, più personalizzato, più ubiquo.
Alcuni suggerimenti:
- c’è solo un’unica macchina;
- il Web corrisponde al suo sistema operativo;
- tutti i monitor guardano nell’unico monitor;
- nessun bit esisterà al di fuori del Web;
- condividere è guadagnare;
- permettigli di leggerti;
- Lui è noi!
Posted in: Web 3.0


