Web 3.0: dalla linguistica alla semantica
Un paio di giorni fa ho sentito al TG che alcune parole della lingua italiana stanno cadendo in disuso, e tra queste parole anche “semantica”. Come? Semantica in disuso? Il termine semantica viene oggi abusato nel mondo del Web con il tanto dibattuto Web Semantico, il Web del futuro che ci è stato predetto ieri.
Facciamo un po’ di chiarezza. La semantica è un ramo della linguistica che studia il significato delle parole, degli insiemi di parole, delle frasi e dei testi. A monte ci sta la linguistica, una disciplica che studia la lingua e il linguaggio. La linguistica generale viene suddivisa in:
- fonologia (si occupa dei suoni – fonemi – della lingua);
- morfologia (si occupa della struttura grammaticale delle parole, classificandole in nome, pronome, verbo, aggettivo,ecc.);
- sintassi (si occupa delle regole che stabiliscono la posizione delle parole all’interno della frase);
- semantica (si occupa del significato);
- pragmatica (la lingua come azione, cioè come il contesto agisce sull’interpretazione);
- lessicologia (si occupa del lessico, es. stesura di vocabolari).
Quando vogliamo comunicare con qualcuno usiamo la sintassi (per costruire un frase) e la semantica (per dare senso). Allo stesso modo i computer comunicano tra di loro: usano una sintassi particolare (linguaggio html) per mostrarci i dati. Fino a ora non siamo stati in grado di insegnare ai computer a comprendere il significato dei dati che si scambiano. Grazie ai motori di ricerca, quasi tutti i documenti nel Web sono reperibili e visualizzabili tramite i browser, ma il loro significato è ancora ignoto al computer. Il Web Semantico sarà il “Web of things” e, con il “Web delle cose” intendiamo persone, idee, concetti, luoghi, musica, film e come essi si relazionano l’un con l’altro.
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